Lotte per la terra nel Bajo Aguan, Honduras

Pubblichiamo l’articolo che ha scritto una compagna del collettivo 808 sulla lotta dei contaidini nel Bajo Aguan, Honduras, attualmente una delle piu attive, organizzate e determinate in Centro e Sud America che proprio per questo i media internazionali assolutamente ignorano e dunque sta a noi far circolare l’informazione.
E’ scritto sulla base dell’intervento che la compagna ha fatto in occasione dell’iniziativa della Giornata della Terra “AtTERRiAmoli” organizzata in Baracca Occupata e ampliato con più informazioni e dati.
E’ un intervento principalmente di informazione e invito alla solidarietà internazionalista, pensato per chi non conosce molto la realtà attuale dell’Honduras e della zona della Valle del fiume Aguan in particolare.

Il pdf dell’articolo lo trovate in “documenti” o cliccando QUI

Nel febbraio 2012 è stato organizzato l’Incontro internazionale per i diritti umani nel Bajo Aguan, nel nord-est dell’Honduras, una quattro giorni in solidarietà al popolo honduregno, convocato dall’Osservatorio Permanente dei Diritti Umani creato proprio nell’Aguan e da diverse organizzazioni nazionali ed internazionali. La partecipazione è stata alta, si sono registrate circa 1400 persone, la maggior parte rappresentanti di organizzazioni e movimenti locali honduregni, ma anche dal resto del Centro America, dal Sud America, Caraibi (Cuba, Haiti), dagli Stati Uniti, e dall’Europa (Spagna, Italia, Paesi Baschi, Inghilterra e Francia principalmente).

L’urgenza di organizzare un incontro di questo tipo è nata a causa dall’insostenibile clima di violenza e repressione che si vive in Honduras e che ha raggiunto il picco negli ultimi quattro anni. Violenza che, nella Valle dell’Aguan, significa detenzioni arbitrarie (anche per tempi molto lunghi, senza processo o emissione di sentenza ed anche nei confronti di minorenni), creazione di “liste nere” di soggetti sgraditi, incendi ad abitazioni, straordinaria militarizzazione del territorio e, soprattutto, minacce di morte, omicidi e violenze di vario genere contro la dignità della persona. In questa zona, le vittime sono 3.500 famiglie di agricoltori che hanno deciso di organizzarsi per riprendersi la terra che garantisce la loro sopravvivenza. Secondo le stime ufficiali, in tutto il territorio nazionale vi sono circa 600.000 famiglie prive di tale risorsa.

La condizione di questa zona è particolarmente grave, ma riflette il clima di terrore e repressione che pervade il Paese dal 2009, quando il colpo di stato militare ha consegnato il potere a Roberto Micheletti (di origini italiane), costringendo all’esilio il presidente eletto Zelaya.
Il clima si caratterizza per una forte repressione politica principalmente contro il Fronte di Resistenza Popolare (FNRP), ma anche di tutti coloro (associazioni di varia origine, giornalisti controcorrente, attivisti dei movimenti) che si oppongono con diversi mezzi e strategie al golpe. Si susseguono azioni di censura, sparizioni e assassinii di oppositori, che richiamano alla memoria le pagine più orribili della storia Latinoamericana degli ultimi 40 anni.

Nel Bajo Aguan, la questione della terra continua irrisolta da alcuni decenni, risalendo ai primi anni ’70 quando la Legge di Riforma Agraria destinò diversi terreni a centinaia di famiglie senza terra, che si organizzarono in 29 cooperative. Negli anni ’90 invece, a causa dell’avvento delle politiche neoliberali che hanno agevolato, in tutta l’America Latina, la sottrazione della risorsa terra dalle mani di chi l’aveva da sempre lavorata grazie a strumenti violenti come l’esproprio, o più subdoli come l’inganno e l’esclusione dall’accesso al credito agricolo.
In Honduras, a causa di tale ventata neoliberale e alla Legge di Modernizzazione e Sviluppo del Settore Agricolo del 1992, un pugno di latifondisti (Miguel Facussé, Renè Morales, Reinaldo Canales, di cui il primo è stato un forte sostenitore della legge stessa) ha sfruttato la situazione, acquisendo dalle cooperative i diritti di proprietà della terra mediante meccanismi di compra-vendita fraudolente. Nel 2001 si forma la principale organizzazione del movimento contadino, il MUCA (Movimiento Unitario Campesino del Aguan) che, negli anni successivi e con il sostegno di altri gruppi, ha presentato domanda di nullità degli atti di vendita e di verifica legale dell’attribuzione delle terre da parte dei ministeri statali, sollecitate anche da manifestazioni e l’occupazione della strada per Tocoa (dipartimento di Colon, zona del Bajo Aguan) nel 2006. Le richieste dei contadini erano semplici: restituzione delle terre di una trentina di cooperative, sottratte in maniera illegale, l’assunzione di responsabilità da parte del Presidente della repubblica che dovrebbe porsi come mediatore per le operazioni di verifica e per la conclusione di accordi vincolanti tra le parti.
Nel 2009, dopo alcuni anni di mancata assoluzione degli impegni assunti dallo Stato, alcune organizzazioni di contadini decidono di occupare a scopo dimostrativo alcune istallazioni per la lavorazione dell’olio di palma di proprietà di Facussè. Tale azione ottiene il risultato sperato e dopo neanche un mese la commissione diretta dal Ministro dell’INA (Istituto Nazionale Agrario) si incontra con i rappresentanti del MUCA con lo scopo di formare una commissione tecnico-giuridica. Il MUCA si impegna dunque a smobilitare l’occupazione per la durata delle operazioni di verifica.
La situazione però si complica a fine giugno 2009 a causa del colpo di stato che ha bloccato il processo di negoziazione tra il MUCA e l’allora presidente Zelaya, firmatario degli accordi.
L’attuale governo di Porfirio Lobo Sosa è il diretto successore di quello golpista e fortemente legato all’oligarchia che opprime il territorio della Valle dell’Aguan e la zona di Zacate Grande fra tutte.

Il latifondo locale è costituito dalla monocultura della palma africana, utilizzata unicamente per la produzione dell’olio dato che, come sottolineano gli agricoltori, le fronde di questa specie non sono adatte alla produzione dei tetti qui molto caratteristici ed il legno del tronco non è buono come materiale da costruzione. Dunque, quando la pianta ha terminato la sua vita utile, determinata dagli standard di produzione finalizzata al mercato estero, si taglia, si ripianta e via dicendo.
Le comunità contadine, riscontrato “l’interessato disinteresse” da parte governativa di risolvere il decennale conflitto, la perdita di tempo nei tribunali, costata peraltro 20 anni di iter burocratico-legali, il mancato rispetto da parte del governo degli accordi sottoscritti nonostante fossero svantaggiosi per gli agricoltori, hanno deciso di autorganizzarsi per riappropriarsi delle terre della riforma agraria, con le modalità che hanno ritenuto più opportune: nel dicembre 2011 cominciano le riappropriazioni di 2.464 ettari di terreno nel municipio di Tocoa e 665 ettari nel municipio di Trujillo.

In seguito all’occupazione, il governo ha proposto un primo accordo che doveva consegnare ad alcune comunità 11.000 ettari. Nella realtà, attualmente ne sono rimasti 900.
Nel settembre 2011, il Congresso Nazionale approva il Decreto Legislativo di Compravendita di 4.700 ha di “proprietà” di Facussè ora occupati dalle cooperative La Aurora, La Confianza, Isla I, Isla II, Marañones che dovevano essere acquistati dai contadini entro gennaio 2012.
In tutto vi sono stati circa quattro proposte di accordo, nessuna delle quali è stata rispettata ne dal governo, in qualità di mediatore, ne dal “proprietario” Facussè, di cui l’ultima, da parte del governo, è stata presentata proprio nei giorni dell’Incontro Internazionale (coincidenza?) e propone ai contadini di acquistare la terra a cifre e tassi d’interesse insostenibili. Comunque, le comunità non intendono pagare per un terreno che già apparteneva loro e dal quale sono state illegalmente espulse a metà degli anni ’90.
Con tali decreti, il governo risolve la questione affermando che la terra è dei latifondisti e che le famiglie, per lavorarla, devono acquistarla a prezzi e condizioni tra l’altro iniqui, in barba a tutta la documentazione presentata dal MUCA e verificata da parte della commissione istituita dal precedente governo Zelaya.

La vastità delle piantagioni è veramente impressionante, e ancor più impressionante è attraversarle, percorrendo la stradina che porta a 2 comunità: si passa in mezzo a “muri” di palme alti circa 25 mt, dove pure il sole del tropico non filtra mai e da cui possono sbucare all’improvviso, o essere organizzati in posti di blocco palesi, milizie private al soldo del “proprietario” terriero spesso affiancati da militari dell’esercito statale armati di fucili M-16. Non stupisce affatto che una buona parte degli agguati e degli omicidi siano accaduti proprio lungo queste viuzze.

Gli asentamientos, i territori liberati nelle vicinanze del luogo dell’Incontro, sono suddivisi in margine di destra e di sinistra del fiume Aguan. Gli occupanti del margine di sinistra hanno per primi firmato gli accordi con il governo, quelli del margine di destra ancora stanno trattando. L’esperienza del margine sinistro ha acclarato quanto la firma di tali documenti non abbia portato a nessun miglioramento della situazione, in quanto a cessazione di repressione e violenza. Nel margine di destra vi sono 2 asentamientos, rispettivamente formati dalle comunità “Nueva Confianza” e “Aurora”.
Per arrivarci si percorre una stradina rurale che porta alla cooperativa La Salamà, che processa la produzione agricola per due aziende distributrici. Tale cooperativa occupa gli edifici che tre anni prima erano gli uffici dell’impresa di Miguel Facussé.
Siamo stati fortunati, perché lungo la strada di accesso alle comunità non siamo stati fermati da nessun posto di blocco: due giorni prima è arrivata la denuncia di un atto intimidatorio ai danni di un convoglio formato da sei macchine della Brigata internazionale di Solidarietà che si stava recando alla Cooperativa agricola El Rigore per avviare una delle attività previste nella 4 giorni. La delegazione era composta da abitanti delle zone liberate, da volontari dell’Osservatorio sui diritti umani e alcuni membri di organizzazioni internazionali ed è stata trattenuta in stato di fermo da soldati dell’esercito honduregno per qualche decina di minuti. L’obbiettivo dell’azione era di esercitare pressioni sulla comunità Marañones ed in particolare sul coordinatore dell’insediamento e del MUCA margine sinistro, Gerardo Argueta, il quale aveva subito in precedenza pesanti minacce.

Nei pressi della cooperativa Salamà si incontra la prima comunità, Nueva Confianza, che ho avuto l’opportunità di visitare, formata da circa 800 occupanti.
Il nostro gruppo, formato da una decina di persone che lavorano nel settore sociale in El Salvador e Honduras, era accompagnato da due occupanti, di cui una signora madre di due figlie di 8 e 15 anni che vivono fieramente con lei. All’entrata si trova una costruzione di legno, il posto di guardia armato organizzato dalla comunità e che funziona sulla base di turni. Il ragazzo che ci accompagna sottolinea che in questa comunità esercito e milizie private non sono ancora mai entrate, ma in quella vicina si sono verificati vari attentatati contro le persone e incendi anche di grande portata alle abitazioni e alle strutture produttive. La comunità si è autorganizzata in maniera efficiente per rispondere in maniera collettiva alle esigenze dei singoli: vi è un orto comunitario per la produzione di senape, cetrioli, pomodori, peperoni, camote, yuca, fagioli, ed anche la palma da olio, mentre si allevano avicoli e suini per l’autoconsumo. Il lavoro è organizzato su base rotativa.
Uno dei pochi edifici in mattoni di cemento è il Centro di Salute, per il resto le case sono di canne o mattoni di terra, mentre la scuola è fatta di nylon e pali, accoglie 200 tra bambini e ragazzi, copre i 6 gradi d’istruzione e funziona 6 giorni alla settimana. Insegnanti, operai, coltivatori ricevono lo stesso salario.

I proprietari terrieri hanno risposto con l’invio di squadroni della morte che hanno incendiato case, assassinato, violentato, percosso donne in modo da provocare aborti con il chiaro scopo di terrorizzare gli occupanti e dissuaderli dalla loro azione ed intimorire gli altri dall’effettuarne di nuove. Il governo, con l’obiettivo dichiarato di arginare le violenze, nell’agosto 2011 lancia l’operazione “Xatruch II”, che prevedeva lo stanziamento di 1000 uomini di polizia e esercito, giudici e procuratori a cui fa seguito “l’Operativo Militare Lampo” del novembre 2011. In tali occasioni si sono susseguite molte denunce da parte delle organizzazioni contadine sulla partecipazione delle forze militari governative nelle torture e negli omicidi e dell’assistenza di Marines statunitensi, paramilitari colombiani e messicani, questi ultimi appartenenti alla famigerata organizzazione dei “Los Zetas” dedita al traffico di droga e persone. Finora sono stati ammazzati circa 60 contadini, e 160 hanno subito un procedimento giudiziario. Tuttora vi è un prigioniero politico detenuto nel carcere de La Ceiba, Isabel Morales del MCA (Movimiento Campesino del Aguán) che da tre anni aspetta la sentenza, attorno al quale si è sviluppato un movimento di solidarietà.

Forte di questa azione di incontrastato terrorismo, il presidente Lobo afferma tranquillamente che il processo di pacificazione e riconciliazione in Honduras sta avanzando, ottenendo l’appoggio politico ed economico degli USA e il reintegro pieno del Paese nell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA). D’altronde, l’ex presidente Micheletti non riconosceva nemmeno di aver compiuto un colpo di stato e di essere al potere per il bene degli honduregni.

Sono tuttora attive le Brigate Internazionali di Solidarietà che appoggiano la popolazione della zona dell’Aguan.
Quello che chiedono le organizzazioni dei contadini è di creare e far circolare l’informazione sulla situazione che stanno vivendo, al fine di sviluppare un movimento di solidarietà.

Eventuali riferimenti:
Consiglio di Organizzazioni Popolari e Indigene Honduras: www.copinh.org
Collettivo Italia Centro America: www.puchica.org
Oragnizzazioni degli agricoltori: http://muca-mi.blogspot.com/
http://movimientomuca.blogspot.com/
http://movimientocampesinodelaguan.blogspot.com/

Valentina

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